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Campi Flegrei, zona rossa e zona di intervento “ristretta”: le differenze per non fare confusione

In un periodo di emergenza come quello legato alla crisi bradisismica ai Campi Flegrei, e soprattutto con molti riflettori accesi, non sempre la comunicazione è veicolata in modo semplice e lineare. In questi giorni di attenzione (e apprensione), si ascoltano alcuni termini ripetuti più volte per descrivere gli effetti del fenomeno sul territorio. E, per evitare confusione, occorre specificare due differenti scenari.

Le potenziali criticità nei Campi Flegrei, sono rappresentate da due diversi fenomeni, anche se legati fra loro: il rischio vulcanico e la sismicità legata al bradisismo. Spesso ci si riferisce a tutto il territorio come “zona rossa“, ma questa definizione vale prevalentemente per quanto concerne il rischio vulcanico, che comporterebbe un’evacuazione preventiva di tutta l’area (con circa mezzo milione di abitanti) per prevenire gli effetti, di maggiore pericolosità, di un’eruzione.

Per quanto riguarda il bradisismo, impropriamente si parla spesso ugualmente di “zona rossa” per identificarne l’area, e cioè quella identificata dal cosiddetto Decreto Campi Flegrei come “zona di intervento“, che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli e alcuni quartieri Napoli. Il decreto, individua poi ancora un’altra area, denominata “zona di intervento ristretta“, e cioè quella maggiormente esposta agli effetti di un’intensificazione del fenomeno, che comprende gran parte del territorio puteolano e alcune zone di Bagnoli. Quando si parla di evacuazione per gli effetti sismici del bradisismo, si fa riferimento proprio a quest’ultima zona.

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