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Gennaro Volpe. La storia della Croce al Merito di Guerra dell’Aviere puteolano che riuscì ad evitare la deportazione

In occasione della commemorazione del 25 aprile, giorno della Liberazione, ricordiamo la storia dell’Aviere di Governo puteolano Volpe Gennaro, insignito, da parte del Generale d’Armata dell’Aeronautica Geymet, di ben tre brevetti di concessione Croce al Merito di Guerra e del brevetto di autorizzazione a fregiarsi del Distintivo della Guerra per la campagna bellica 1940-1945.

L’Aviere puteolano partecipò a diverse operazioni di guerra nel Mediterraneo, alla frontiera greco-albanese e in Italia. Qui, all’indomani dell’armistizio firmato l’8 settembre 1943 dal maresciallo Pietro Badoglio con le forze anglo-americane, venne catturato a Monza dalle SS naziste, che lo portarono in un campo di concentramento di Vercelli, in attesa del trasferimento nei campi di detenzione della Germania. Sorte questa, che toccava a tutti quei soldati italiani, che catturati dopo il disarmo, rifiutarono di arruolarsi nelle file dell’esercito tedesco. Ma il Volpe, insieme ad un compagno di squadra, sfuggì alla deportazione in Germania, riuscendo stoicamente dopo 38 giorni di marcia e senza mezzi di sussistenza e finanziari a raggiungere Pozzuoli.

Ecco il contenuto della lettera scritta dall’Aviere Volpe Gennaro, in cui racconta di quei drammatici giorni.

Il sottoscritto aviere di governo Volpe Gennaro dichiaro quanto segue. L’8 settembre 1943 mi trovavo assieme all’aviere autista Morra Domenico in forza alla prima squadra aerea di residenza a Milano. Dalla data suddetta abbiamo subito uno sbandamento di tutta la squadra.
Il sottoscritto in compagnia del Morra ci siamo portati a Monza ove siamo rimasti nascosti presso una famiglia, ivi rimasti fino il 13 ottobre 1943 data in cui il dichiarante fu preso assieme al Morra dalle S.S. tedesche e trasportati a Vercelli presso un campo di concentramento quest’ultimo umido e quasi sotto’acqua e pieno di zanzare costretti a trascorrere quasi 5 giorni e 5 notti senza dormire e senza mangiare tanto che al Morra gli si sviluppò una forte febbre conseguenza di forti dolori alle spalle. Dopo circa 11 giorni di permanenza in quel campo, i tedeschi di notte ci hanno inquadrato per avviarci alla stazione e successivamente imbarcarci per la Germania. Profittando delle tenebre riuscimmo ad eludere i controlli e scappammo via. Dopo circa 38 giorni di marcia a piedi attraversando monti, privi di mezzi di sussistenza e finanziari e quasi nudi abbiamo raggiunto il fiume Garigliano, attraversato quest’ultimo a nuoto ed esaurito tutte le nostre forze. Al Morra gli è venuto uno svenimento e tale ho provato lo spavento da farmi credere la fine della sua vita. Rialzatosi il Morra e dopo una sosta di un giorno e una notte trascorso in una casa di campagna diroccata, abbiamo io ed il Morra ripreso la marcia per Mondragone dove il Morra non trovò la sua famiglia. Ci siamo lasciati il Morra in cerca della sua famiglia ed io in cerca della mia proseguendo per Pozzuoli. In fede mia, Av. Volpe Gennaro
“.

Una delle tre concessioni di Croce al Merito di Guerra ricevute da Gennaro Volpe

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